Convegno “Comunicare è una necessita, ascoltare un’arte”

Il Centro Amoris Laetitia è lieta di invitarvi al Convegno “Comunicare è una necessità, ascoltare un’arte” che si terrà il prossimo 3 dicembre 2022 dalle 16 alle 19 presso la sala Convegni del Centro Multimediale di Terni, in Piazzale Bosco 3/A.

La partecipazione è gratuita per tutti. Per permetterci di organizzarci al meglio, potete registrare il vostro interesse a partecipare riempiendo il form in fondo e indicando un nominativo e il numero di persone interessate. Se volete essere informati sulle nostre attività e iniziative inserite anche un vostro indirizzo email.


”Comunicare è una necessità, ascoltare è un’arte” afferma Goethe. Lo psicologo Perls aggiunge paradossalmente: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol vedere”. “Gli individui che ascoltano non combattono mai”. Carl Rogers affermava: “L’incapacità di comunicare dell’uomo è il risultato della incapacità di ascoltare davvero ciò che viene detto”.

Da cui si ricava che per ben comunicare occorre saper ascoltare.

“L’ascolto è una riserva di valori. Ascoltare qualcuno è riconoscere che ha importanza per noi, che merita essere preso sul serio, è dimostrargli che siamo disposti a dargli una mano, è in anticipo di fiducia. Ascoltare, dunque, e non solamente “sentire”. Sentire è un problema di acustica (anche gli animali “sentono”). Ascoltare è lasciare che le parole dell’altro penetrino in noi nel profondo e vi risuonino dentro con tutta la loro forza”. (Nino Salvaneschi)

«Quando una persona capisce di essere ascoltata profondamente, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Io credo che, in un senso molto reale, pianga di gioia. È come se stesse dicendo: «Grazie a Dio, qualcuno mi ascolta. Qualcuno sa cosa vuol dire essere me». (Carl Rogers)

Secondo una suggestiva ricostruzione etimologica “ascolto” deriverebbe dall’unione della parola indoeuropea aus (orecchio) con il verbo latino colere (coltivare, venerare, e quindi cultus).

Ascolto, pertanto significherebbe: “Coltivare dentro di sé ciò che l’orecchio sente, così che la parola dell’altro – come un seme – possa essere custodita e non dispersa”.